Tumore del seno

Trattamenti a 360 gradi che le fanno guarire senza rovinare la qualità di vita


Stefano Zurrida

Uno dei grandi successi della medicina dei nostri tempi, soprattutto nei paesi occidentali, è stato quello di aver fatto entrare nella mentalità della popolazione il concetto che,  laddove non si può prevenire (come nel campo delle malattie infettive con le vaccinazioni), si può anticipare la diagnosi e ridurre la pericolosità della malattia; un esempio emblematico è quello che succede nei tumori.

Grazie a questa impostazione è praticamente scomparso, per esempio, il tumore della cervice uterina –col Pap test – e adesso stiamo raggiungendo lo stesso traguardo per il tumore della mammella.


I primi risultati, confortati dai dati epidemiologici, si stanno vedendo.


Nonostante il continuo aumento dell’incidenza, che vuol dire che ci si ammala sempre di più di tumore alla mammella, la mortalità per questo tipo di malattia è finalmente in diminuzione.


Grazie alla maggiore consapevolezza delle stesse donne che conoscendo il proprio corpo e senza paura riescono ad avvertire un “cambiamento” nel proprio seno consentendone poi al medico di medicina generale, sempre più attento, di porre un sospetto diagnostico ed indirizzare la paziente allo specialista radiologo e al  chirurgo senologo.


Consapevolezza nata e cresciuta in decenni di campagne di informazione del pubblico sull’autopalpazione: sulla necessità di eseguire un’ecografia già dai 20 – 25 anni, la mammografia dai 40 anni ogni anno e dai 35 in caso di familiarità; in questi casi l’indicazione ad eseguire dei test genetici per verificare l’effettiva predisposizione ad avere un tumore della mammella con eventuali esami aggiuntivi come la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN).


L’autopalpazione è stata sempre vissuta dalle donne con angoscia perché  potrebbe allarmarle per qualcosa che è totalmente innocente. Mentre si deve solo conoscere il proprio seno affidando la diagnosi al medico e/o allo specialista senologo la verifica di questo cambiamento attraverso esami strumentali (eco-color-doppler e/o mammografia digitale).

Sarà poi il chirurgo senologo a raccomandare ulteriori esami: un ago aspirato o una biopsia con mammotome per un accertamento cito/istologico. 

O eventualmente l’intervento chirurgico.

Intervento chirurgico che sappiamo essere oggi sempre meno aggressivo  e problematico per la paziente.

Conserviamo la mammella e non togliamo i linfonodi ascellari nel 90% dei casi secondo la tecnica di Veronesi della quadrantectomia e  alla geniale scoperta della biopsia del linfonodo sentinella; eseguiamo la radioterapia durante lo stesso intervento grazie alla moderna tecnologia, evitando alla paziente sei settimane di trattamento e notevoli disagi logistici (tragitto dall’abitazione al centro di radioterapia).

Infine la biologia molecolare e la ricerca industriale ci stanno aiutando a realizzare che ogni tumore ha una sua propria identità; per questo anche l’eventuale trattamento medico complementare è ormai personalizzato, sempre più mirato alle caratteristiche biologiche del tumore e soprattutto meno aggressivo.

Basta con le chemioterapie defatiganti, alopecizzanti e via a terapie innovative, altrettanto e forse più efficaci e senza effetti collaterali, per garantire alle nostre pazienti trattamenti a 360 gradi che le fanno guarire senza rovinare la loro qualità di vita.

 

Stefano Zurrida

Unità Integrata Diagnostico-Chirurgica in Senologia

Istituto Europeo di Oncologia

Milano