giovedý 7 febbraio 2013

Vitamina D: nuovo marker prognostico nel tumore mammario?

I livelli di vitamina D influenzano la risposta al trattamento farmacologico anti-metastasi, tanto da poter essere considerati un nuovo marker prognostico nelle donne in post menopausa affette da tumore al seno.

vitamina D

I livelli di vitamina D influenzano la risposta al trattamento farmacologico anti-metastasi, tanto da poter essere considerati un nuovo marker prognostico nelle donne in post menopausa affette da tumore al seno.

Questa la conclusione di un recente studio presentato al 35imo Breast Cancer Symposium. Le pazienti che presentano livelli insufficienti di vitamina D rispondono meno positivamente al trattamento con il farmaco acido zoledronico, un agente impiegato per ridurre e ritardare le complicazioni delle metastasi ossee. Un invito, dunque, a misurare i livelli dell’ormone anticipatamente all’inizio della terapia ed eventualmente la possibilità di ricorrere ai supplementi della vitamina, anche se non è del tutto chiaro il reale impatto sulla sopravvivenza.

Lo studio ha analizzato i dati relativa ad oltre 3350 pazienti affette da tumore in stadio II e III destinate a terapia locale standard oppure in combinazione al farmaco acido zoledronico. Dopo un period di follow-up medio di 53 mesi i ricercatori non hanno osservato alcuna differenza significativa nei tassi di sopravvivenza libera da malattia tra i due gruppi di trattamento. Tuttavia, un sottogruppo specifico di pazienti in post-menopausa rivelava un maggiore beneficio legato al trattamento combinato.

I ricercatori hanno quindi analizzato alcuni biomarker per individuare un possibile meccanismo alla base della risposta differenziale. In particolare, sono state studiate le concentrazioni di 25-idrossivitamina D, pepetide terminale del procollagene di tipo I – un marker di formazione dell’osso – e il telopeptide beta C-terminale del collagene di tipo I – un marker del riassorbimento osseo.
Con sorpresa degli autori, nessuno dei due ultimi parametri risultava predittivo dell’esito del trattamento, mentre i livelli la vitamina D presentavano una forte correlazione.

In presenza di livelli sufficienti di vitamina D, infatti, il rischio di ricorrenza di metastasi ossee era inferiore, nelle donne in post-menopausa e si registrava una prognosi migliore per quanto riguarda le recidive distanti. Fra le donne in pre-menopausa, invece, la risposta al farmaco era globalmente ridotta e la concentraziona della vitamina non sembrava esercitare alcun impatto sull’esito del trattamento.

Per quanto l’impatto della vitamina sull’esito della terapia sia accertato, resta invece incerto il beneficio dei supplementi dell’ormone. Studi epidemiologici hanno infatti dimostrato che solo il 20% delle differenze inter-individuali nei livelli della vitamina sarebbe attribuibile all’alimentazione, ai supplementi e all’esposizione alla luce solare. Una preponderante percentuale sarebbe, al contrario, determinata su base genetica, e dipenderebbe dal metabolismo stesso della vitamina e quindi dalla sua biodisponibilità. Questo fatto renderebbe in larga parte infruttuosi i supplementi nel tentativo di favorire la prognosi.

Source:35th Annual San Antonio Breast Cancer Symposium, Abstract S3-4.