Dopo il tumore. La qualità della vita nelle giovani pazienti

Tra le donne che sopravvivono al tumore al seno quelle più giovani risentono maggiormente degli effetti dei trattamenti antineoplastici.


La qualità globale della vita delle donne che hanno superato il tumore è compromessa sotto differenti punti di vista: psicologico, fisico e sociale.

Nelle pazienti diagnosticate con il tumore prima dei 50 anni è accertata una maggiore suscettibilità alla depressione e ai disturbi d’ansia, all’aumento di peso e problemi riproduttivi legati alla menopausa precoce.


Negli ultimi anni, grazie all’introduzione delle terapie neoadiuvanti ed ormonali, la sopravvivenza dal carcinoma mammario è decisamente aumentata e le giovani pazienti possono sperare in un’aspettativa di vita più estesa rispetto al passato, questo però a spese di una significativa compromissione della qualità della vita.

Da un punto di vista della gestione del paziente, le giovani sopravvissute al tumore rappresentano la categoria che maggiormente richiede strategie di supporto emotivo e comportamentale necessarie per correggere i sintomi fisici e psicologici.

Questo è quanto emerge da una recente review che ha analizzato l’impatto dei trattamenti chemioterapici sulla qualità della vita delle pazienti più giovani. L’analisi ha inoltre fornito alcuni spunti per lo sviluppo di interventi correttivi dei fattori comportamentali modificabili. Lo studio ha analizzato un totale di 28 pubblicazioni che rispettavano come criterio di ricerca il limite superiore di età delle pazienti di 50 anni. Due studi, in particolare, hanno permesso di raccogliere le informazioni più dettagliate: The Breast Cancer in Young Women (BCYW) Study e The Cancer and Menopause Study (CAMS).


I disturbi d’ansia e la depressione sono condizioni frequenti nelle donne sopravvissute al tumore, ma le pazienti più giovani riportano sintomi più pronunciati. Tra questi, senso di colpa e di inutilità, perdita di sonno, ritardo psicomotorio e disturbi dell’appetito. La qualità della vita risulta inoltre compromessa per via della presenza di dolore cronico, la cui intensità correla con la severità dei sintomi depressivi.

La chemioterapia neoadiuvante può determinare amenorrea transiente o permanente nelle donne che non hanno ancora raggiunto l’età della menopausa, a cui può seguire la comparsa di sintomi vasomotori e infertilità. Le donne giovani sono maggiormente suscettibili alla tossicità dalla chemioterapia e si stima che dal 33 al 77 % di queste soffrono una transizione precoce verso la menopausa, a cui si accompagnano problemi di natura sessuale e di infertilità che affliggono la dimensione psicosociale dell’individuo.


L’aumento di peso indotto dalla chemioterapia è un altro problema comune alle giovani pazienti. Lo sviluppo del’obesità interessa dal 27 all’83% delle donne con carcinoma mammario. Questa discrepanza è largamente attribuibile al tipo di trattamento chemioterapico. Occorre indicare che il tipo di obesità sviluppato è particolarmente pericoloso in quanto dovuto all’aumento della sola massa grassa e non magra, la cosiddetta obesità sarcopenica.

La sedentarietà e più in generale i fattori comportamentali che incidono sulla spesa energetica sono largamente discussi nella letteratura. In generale, le pazienti più giovani hanno diffcoltà a mantenere i livelli di attività fisica precedenti alla diagnosi, ma non mancano esempi di donne che riducono la propria sedentarietà per libera iniziativa come reazione alla diagnosi oppure sotto consiglio medico. La promozione dell’attività aerobica è fondamentale per prevenire l’aumento di peso patologico e risulta più efficace rispetto al controllo dell’alimentazione.

Complessivamente questi tre aspetti sono intimamente correlati. Depressione e ansia influenzano negativamente l’attività fisica e il comportamento alimentare, predisponendo così l’aumento di peso. In aggiunta, i cambiamenti fisiologici che si accompagnano alla menopausa aggiungono ulteriori disturbi psicologici e fisici ad un quadro già compromesso.

Tuttavia, emergono anche fattori collegati ad un recupero della qualità della vita. Ad esempio, la condizione psicosociale delle pazienti beneficia dello svolgimento di un’occupazione lavorativa e migliora decisamente quando esiste un supporto professionale psicologico che aiuti ad affrontare la convivenza con la patologia attraverso terapia cognitiva. Gli interventi comportamentali rivestono un’importanza fondamentale in quanto permettono di ridurre il rischio di recidiva.

Questa popolazione estremamente vulnerabile di pazienti richiede dunque un’attenzione particolare. La gestione dei sintomi psicolgici e dell’equilibrio energetico non deve tuttavia tralasciare l’importanza della fertilità, la cui conservazione può e deve essere mantenuta limitando la somministrazione delle terapie citotossiche alle situazioni che lo richiedono imprescindibilmente.



A cura del Dott. Edoardo Cutolo


Fonte: Jessica Howard-Anderson, Patricia A. Ganz, Julienne E. Bower et al. Quality of Life, Fertility Concerns, and Behavioral Health Outcomes in Younger Breast Cancer Survivors: A Systematic Review. JNCI J Natl Cancer Inst (2012)