Biopsia o campione chirurgico? Nuove metodiche di indagine garantiscono simili risultati

Le tecniche di immunoistochimica non fluorescenti su biopsia possono essere impiegate con sicurezza e presentano una forte concordanza con la tecnica FISH eseguita su campioni chirurgici.


La diagnosi preoperatoira su biopsia rappresenta lo standard diagnostico nel trattamento del tumore al seno. Tuttavia, permangono alcune perplessità circa l’abilità di riconoscere la positività HER2 dei tumori sulle biopsia rispetto allo studio dei campioni chirurgici. Inoltre sono disponibili solo limitate informazioni riguardo l’utilizzo di nuove tecnologie diagnostiche emergenti come la bright-field in-situ hybridization.


La conoscenza della positività per l’espressione del recettore ormonale HER2 nei tessuti tumorali è assolutamente necessaria per stabilire il tipo di strategia adiuvante più indicato per il trattamento dei carcinomi mammari non metastatici. Per questo si richiedono procedure standardizzate da eseguirsi prima di adottare qualsiasi decisione terapeutica.


Le biopsie con ago a scatto risultano generalmente meno accurate rispetto ai campioni tessutali chirurgici per via del rischio di errori o artefatti di campionamento, specialmente nel caso dei tumori che presentano una distrubuzione antigenica eterogenea.

Attualmente l’esame immunoistochimico a fluorescenza (FISH) su camioni chirurgici viene considerato lo standard metodologico per la valutazione dell’espressione del recettore ormonale HER2. Esistono altri test eseguibili su biopsia, ma è necessario che i loro risultati siano concordanti con la FISH, inmodo tale da assicurarne l’impigabilità nel follow-up e nel caso in cui questo sia l’unico materiale biologico disponibile.


Recentemente sono state introdotte alcune tecniche di ibridizzazione in situ per determinare la positività per il recettore HER2 che si basano su una combinazione dell’analisi immunoistochimica e dell’ibridizzazione in situ. Tra queste, l’ibridizzazione cromogenica in situ (CISH) e l’ibridizzazione in situ ad argento (SISH) permettono di visualizzare i risultati mediante la microscopia standard e i segnali non si estinguono nel tempo.

Un recente studio multicentrico francese ha valutato il livello di concordanza tra lo stato HER2 analizzato mediante immunoistochimica ad argento o ibridizzazione cromogenica in situ su biopsie e lo stato recettoriale determinato attraverso ibridizzazione in situ a fluorescenza condotto su campioni chirurgici. In totale sono stati analizzati 260 carcinomi mammari provenienti da 24 centri ospedalieri tra il 2003 e il 2009.

I ricercatori hanno riscontrato un’eccellente concordanza diagnostica tra i risultati immunoistochimici e la fluorescenza in situ. La correlazione tra la tecnica immunoistochimica ad argento e cromogenica su biopsie e fluorescenza in situ su campioni chirurgici era molto forte e non presentava differenze significative nella specificità e sensibilità.


Secondo i ricercatori, quando non è possibile eseguire un esame immunoistochimico in situ a fluorescenza, l’espressione del recettore HER2 può essere determinata mediante analisi istochimiche in situ ad argento o cromogeniche. Questi metodi alternativi permettono inoltre di confermare risultati immunoistochimici, sia nel caso delle biopsie percutanee preoperatorie, sia per i campioni chirurgici.

Questi risultati confermano precedenti osservazioni e suggeriscono che l’eterogeneità intratumorale HER2 sono rappresenta un fattore confondente quando si analizzano campioni di ridotte dimensioni mediante ibridizzazione in situ.

 

A cura del Dott. Edoardo A.Cutolo